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“Noi possiamo: noi vogliamo” . Parola di Nick Clegg

16 aprile 2010

Mercoledì 14 aprile Nick Clegg ha presentato ufficialmente il manifesto dei Lib Dems, ovvero il programma di governo che questi si propongono di realizzare nel caso in cui la maggioranza degli elettori britannici decidessero di concedere loro la propria fiducia per guidare il nuovo governo britannico. La parola d’ordine del programma dei Lib Dems è, senza dubbio, fairness («giustizia»), considerata dal loro leader come l’elemento fondamentale per il rilancio della Gran Bretagna, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista sociale. E per giustizia Clegg intende equità, merito, spesa responsabile e diritti civili, ovvero quattro pilastri irrinunciabili che costituiscono i quattro steps della piattaforma programmatica liberaldemocratica.
Innanzitutto, dunque, la riforma del sistema fiscale volta a garantire un sistema di tassazione del reddito più giusto per tutta la popolazione, con abolizione della fiscalità per redditi sotto le 10.000 sterline. A trarne beneficio saranno, secondo le stime del dipartimento economico del partito, quasi 4 milioni di cittadini britannici. Lo slogan di questo progetto è «More money into your pockets».
Il secondo step del programma prevede «a fair chance for every child», ovvero un piano di implementazione degli investimenti nel settore della scuola, cui far seguire una riduzione del numero degli studenti per classe per garantire loro una formazione personalizzata one to one, garantendo anche un innalzamento del suo livello qualitativo. Sarà dunque possibile, secondo i progetti dei Lib Dems, svincolare le possibilità di istruzione dei giovani dalle loro capacità economiche, realizzando uno dei capisaldi della politica economica del Welfare State.
Una «economia più giusta» costituisce il terzo punto della proposta presentata l’altro ieri da Clegg. È un piano che prevede una azione mirata del governo volta a garantire, da un lato, un maggiore sostegno delle banche alle imprese, attraverso una facilitazione nella concessione di prestiti, dall’altro a tutelare anche i singoli cittadini (soprattutto quelli disoccupati), che non resteranno più di 90 giorni senza lavoro, perché dopo tale periodo sarà loro garantita l’immissione nel mondo del lavoro.
Il quarto, e ultimo step, del programma di governo dei Liberaldemocratici è costituito dallo slogan «cleaning up politics». L’intento è quello di restituire credibilità alla politica, di permettere ai cittadini britannici di «[…] guardare al nostro Parlamento con orgoglio» («[…]to look at our Parliament with pride»),impedendo che siano compiuti atti illeciti da parte dei propri rappresentanti in Parlamento, che dovrebbero costituire l’esempio per tutti i cittadini, e assicurando un’azione di governo “trasparente” sotto ogni punto di vista.

È questo, dunque, il programma con cui Clegg chiede il voto degli elettori britannici il 6 maggio prossimo. Un programma in cui è l’economia a recitare un ruolo di primo piano. Come ha affermato il candidato Cancelliere dello Scacchiere per i Lib Dems, Vince Cable, «the economy was the “elephant in the room” of the election campaign», sottolineando come il tema della crisi economica abbia dominato quasi interamente lo spazio della campagna elettorale. E questo, Nick Clegg, lo ha capito sin dall’inizio, concentrando gran parte dei propri sforzi su questo tema, potendo contare su un valido collaboratore come Cable, definito da più parti come il best Chancellor. Il rimedio proposto dal tandem liberaldemocratico si basa sul taglio dei benefit per i redditi più alti, tagliando la spesa improduttiva e congelando per un anno gli stipendi dei dipendenti pubblici. Certamente il punto di forza della politica economica dei Lib Dems risiede nel progetto di riforma del sistema bancario, il cui scopo, secondo Cable, è quello di «[…] evitare che la sconsideratezza di alcuni banchieri possa tenere i contribuenti in ostaggio per ottenere da loro il pagamento di un riscatto». Quello dei Liberaldemocratici è, dunque, un piano di governo concreto e non una semplice wishful list. È un progetto realistico di rilancio che Clegg ha impostato imparando dagli errori commessi dai governi precedenti, criticando apertamente tanto i Labours quanto i Conservatives.

In questa “terza via” i Lib Dems cercano di aprirsi un varco, di trovare uno spazio concreto per porsi come autorevole voce rispetto ai due partiti avversari. Il giornalista del Guardian, John Kampfner, ha commentato il programma elettorale dei Lib Dems affermando che «[…]queste proposte fiscali sono di gran lunga le più ambiziose e redistributive di qualunque altro partito. Rafforzano il “fascino” dei Lib Dems per l’esercito degli elettori di centrosinistra delusi da un partito Laburista “guerrafondaio” e inefficace nella sua politica nei confronti delle banche […]». Dunque un atto di endorsement importante da parte di un intellettuale che in passato è stato legato ai Labours, essendo stato, tra l’altro, autore di alcuni libri sul partito di Brown, tra cui la biografia dell’ex Segretario di Stato per gli Affari Esteri e del Commonwealth, Robin Cook, dimessosi nel 2003 dal suo incarico per dissensi sulla politica estera del governo di Tony Blair.

Dunque, il programma lanciato nella Convention di mercoledì, sembra aver riscosso buoni consensi da più parti, anche tra coloro che storicamente non si definiscono elettori del partito liberaldemocratico. È proprio a questi che Clegg ha inteso rivolgersi quando, chiudendo il suo discorso programmatico, ha affermato:

«Se questo è ciò che volete, votate per noi.
Se non avete mai votato Liberal Democrats e avete pensato:
loro hanno delle idee giuste, ma possono essere in grado di compierle?
Questo manifesto è la vostra risposta.
Noi possiamo farlo: noi vogliamo farlo».

Clegg, dunque, chiede la fiducia di quanti credono sia possibile un reale cambiamento, per rilanciare una Nazione uscita, come ogni altro Paese europeo, con le “ossa rotte” dalla grave crisi economica dello scorso anno. Secondo il politico di Chalfont St Giles questo è possibile, e per riuscirci in cambio chiede agli elettori del Regno la loro fiducia e il loro voto. Perchè, come ha detto lui, «we can: we will». Semplicemente.

“A fair sustainable economy” targata Vince Cable

1 aprile 2010

La proposta dei Liberal Democrats in campo economico è piuttosto ben articolata nei vari settori strategici, in particolare per quanto riguarda il sistema fiscale, il lavoro, le imprese e la finanza pubblica, tema centrale quest’ultimo, nelle agende di tutti i governi dopo la grave crisi economica dello scorso anno. La politica economica dei Lib Dems presenta caratteri sia di una politica liberista, sia caratteri propri delle politiche del welfare state. Tali proposte sono state in parte illustrate da Vince Cable, 66 anni, numero due del partito, nonché candidato cancelliere dello Scacchiere per i Liberali, nel confronto televisivo intitolato “Ask the Chancellor” trasmesso il 29 marzo scorso dalla rete televisiva britannica Channel4. Il dibattito è stato seguito da 1,8 milioni di spettatori (con un’audience del 7%), e ha visto prevalere proprio Cable nel sondaggio istantaneo condotto sul gradimento, da parte del pubblico, dei tre candidati cancellieri dello Scacchiere, con una percentuale del 36% rispetto al 32% degli altri sfidanti (Darling per i Labours e Osborne per i Tories), quasi ad indicare che la maggiore età di Cable rispetto agli altri due candidati (soprattutto Osborne) sia considerato un fattore di maggiore fiducia.

Secondo i Lib Dems, l’attuale situazione economica britannica è la più grigia dai tempi della recessione che colpì il Regno Unito nella prima metà degli anni Novanta durante i governi targati John Major. Si è innescata in questi ultimi anni, infatti, una spirale negativa, che ha causato, contemporaneamente, il vertiginoso aumento dell’inflazione e della discoccupazione, il blocco della crescita economica e il crollo dei prezzi delle case. Cable ha così elaborato, insieme al suo staff, una proposta articolata per settori al fine di migliorare la situazione economica del Paese, causata, a suo giudizio, dalle scelte sbagliate compiute dai governi degli ultimi vent’anni.

Per quanto riguarda il sistema fiscale il piano consiste nel sostenere milioni di persone compiendo gradualmente un taglio della spesa pubblica e della pressione fiscale in «modo ascendente», cioè a partire dai redditi più bassi. Infatti, l’attuale sistema fiscale, ha portato una parte considerevole dei pensionati sulle soglie della povertà («[has kept] pensioners on the breadline»), costringendo anche chi lavora a tempo pieno a pagare 1000£ di tasse sul reddito, mentre i più ricchi, afferma Cable, «considerano le tasse un optional». Sono proprio i più ricchi il bersaglio della politica fiscale dei Lib Dems: questi, infatti, propongono un bilanciamento del sistema fiscale, alzando la soglia minima reddituale di prelievo a 10.000£ e aumentando la pressione fiscale per i redditi più elevati, e impedendo loro di evadere le tasse. Ciò permetterebbe, secondo Vince Cable, una riduzione delle tasse di 700£ per i lavoratori e di 100£ per i pensionati. Contemporaneamente 4 milioni di persone con reddito inferiore alla soglia minima non pagheranno più tasse sul reddito.   

Un altro tema importante è quello del lavoro, che nel progetto Lib Dem si unisce al tema della tutela dell’ambiente. Infatti, il loro piano è quello di creare migliaia di posti di lavoro investendo nella «green technology» e nelle infrastrutture, vale a dire nell’economia “ecosostenibile”. Cable afferma di poter fare ciò cambiando la destinazione di 3,3 miliardi di spesa pubblica per creare nuovi posti di lavoro e proteggere l’ambiente, procedendo, così, agli investimenti nell’energia eolica, e nella ristrutturazione di monumenti e di edifici pubblici e privati, concedendo o un sussidio, in caso di alloggi pubblici, oppure un prestito se si tratta di case private. I Lib Dems promettono di garantire supporto ai giovani offrendo loro 800.000 stage e inserimenti lavorativi per aiutarli ad accrescere la loro esperienza nel mondo del lavoro, con un investimento per il governo di 900milioni di sterline. Sempre nel quadro del progetto di salvaguardia dell’ambiente rientra la proposta di un contributo di 400£ per le famiglie che installano pannelli solari o mini turbine eoliche nelle proprie abitazioni, e quella di sostituzione di tutti gli autobus vecchi e inquinanti con nuovi a basso impatto ambientale.

Sul tema del sostegno alle imprese i Lib Dems entrano in contrasto diretto con i loro avversari. Infatti secondo Cable, Laburisti e Conservatori hanno costruito in questi anni un’economia precaria, troppo concentrata nella City di Londra, e ciò ha causato un aumento dei prezzi delle case, facendo schizzare i debiti alle stelle («[…]rocket personal debt»). I liberali, invece, propongono una economia giusta e bilanciata con lavori durevoli in ogni parte del Paese e in ogni settore e che siano ecocompatibili. Essi denunciano le speculazioni finanziarie, le «financial wizardry», e per questo il loro primo passo sarà, in caso di elezione, convincere le banche a concedere prestiti, così da permettere alle imprese di crescere ed evitare tagli ai posti di lavoro. In quest’ottica di sostegno e sviluppo delle imprese britanniche vi è la creazione di due enti: il Local Enterprise Funds e il Regional Stock Exchanges. Il primo verrebbe creato per aiutare la popolazione locale a investire in nuove imprese in ogni parte della Nazione. Il secondo servirebbe per sostenere le imprese più piccole (smaller businesses) ad avere accesso al capitale in condizioni di parità con imprese più grandi.

Infine, nell’ambito della finanza pubblica, il programma dei Liberal Democrats prevede l’istituzione di un Consiglio per la Stabilità Finanziaria, che, coinvolgendo i rappresentanti dei partiti, il governatore della Banca d’Inghilterra e il capo della Autorità per i Servizi finanziari, elabori un piano di riduzione del deficit, cercando di promuoverlo tanto all’estero quanto in patria.


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