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Dalla Thatcher al Google Party

12 marzo 2010

Tra tutte le immagini che sono state trovate per descrivere la rivoluzione conservatrice Britannica, ritengo che quella di Google sia la migliore. Il nome richiama una formula magica di buon auspicio, è il sito che ha più successo al mondo ed è legato a due imprenditori giovani e dinamici.
David Cameron è giovane, dinamico, di successo e sembra aver trovato la formula magica per portare nuovamente il partito Tory alla guida dello Stato. In quanto a popolarità mediatica è secondo solamente al presidente americano Barack Obama; ma da lui sembra aver imparato molto. Ha imparato che nel 2010 chiudersi su posizioni ideologiche non serve a nulla, ma sopratutto ha imparato che per vincere bisogna rivolgersi alla base insoddisfatta e mobilitarla dall’interno quanto più è possibile. Ha imparato che il cavallo di troia in questione è il Web. Tramite il sito dei conservatori è infatti possibile personalizzare la partecipazione in funzione della propria disponibilità tramite il portale “MyConservatives.com” proprio come fece Obama col suo “MyBarackObama.com”….il confine tra l’ispirazione e il plagio sembra essere, in questa occasione, molto sottile. Non mancano le applicazioni per Iphone di cui il presidente americano fu pioniere, e la possibilità di rivolgere domande direttamente al partito tramite il Web, cosi come venne sperimentato dal trinomio CNN, Youtube, Democratic Party. La differenza qui è che le domande non vengono scelte dai conduttori, ma vengono votate direttamente dai sostenitori del partito. Da oltremanica a oltreoceano il passo sembra quindi breve. (continua…)

Dibattiti televisivi: c’è già il primo vincitore

11 marzo 2010

Come paventato, i futuri dibattiti televisivi tra Brown, Cameron e Clegg, stanno già scatenando polemiche prima ancora della messa in onda.

Ieri mattina, in conferenza stampa, Alex Salmond, leader dello Scottish National Party (SNP) nonchè primo ministro scozzese e Ieuan Wyn Jones, leader del Plaid Cymru e vice primo ministro del Galles, hanno tacciato la BBC di parzialità, lamentando una gestione troppo centralizzata della sfida mediatica organizzata, che taglierebbe così fuori in realtà tre delle quattro nazioni del Regno Unito. Salmond e Jones hanno inviato lettera scritta al direttore generale della BBC Mark Thompson affermando che l’insistenza nel negare una concorrenza leale di idee potrebbe mettere in pericolo lo svolgimento di una libera elezione. Salmond ha addirittura sostenuto che con questa scelta la rete televisiva si sia politicamente compromessa.

E la blogosfera bretone non è da meno nella discussione in tema dibattiti. Lunedì Azeem Ibrahim, ricercatore dell’università di Harvard, ha pubblicato una critica analisi sull’utilità, o meglio, non utilità degli scontri eccependo tre sostanziali obiezioni:

1- i dibattiti servono a mettere in luce qualità che non hanno a che fare con le reali capacità politiche dei candidati;

In short, TV debates, far from encouraging a democratic choice, encourage us to judge the leaders in Westminster with the values of Hollywood. The danger is that in the minds of many viewers, cogent policies take second place to whiter teeth or a stronger jawline.

2- consegnano ai politici una serie di perversi incentivi: qualora dovesse prendere piede questa forma di scontro, potrebbe modificarsi la percezione di quel che deve essere fatto per guadagnare consensi. Non più lavoro ed esperienza, ma presenza scenica;

3-  strettamente correlato al secondo, il terzo motivo è un abbassamento del generale livello della politica. L’arte oratoria ha luoghi dedicati, quali il Parlamento, che che non devono essere contaminati dalla televisione.

Grande fermento quindi attorno alle trasmissioni, al punto tale per cui, alla domanda che in tanti si pongono, “chi uscirà vincitore dai tre prime time?”, probabilmente una risposta si può già dare: lo share.


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