Il 3 marzo l’Hansard Society ha pubblicato l’annuale rapporto “Audit of Political Engagement”, giunto alla settima edizione. Un corposo documento di oltre 130 pagine, che si pone l’obiettivo di monitorare la partecipazione politica in Gran Bretagna, misurando l’opinione pubblica su politici, sistema e stato di salute della democrazia.
Tre i filoni presi in analisi: conoscenza e interesse (conoscenza sia auto-dichiarata che reale, sulla base delle risposte esatte ad un quiz), azione e partecipazione (certezza di votare nel caso di elezione imminente, aver discusso di politica, attivismo, donazioni etc.), efficacia e soddisfazione (fiducia nel sistema, nei suoi componenti). Oltre a questi tre tradizionali ambiti di indagine, l’Hansard Society si è di recente concentrata anche su temi più specifici, un esempio la cittadinanza.
Nell’attuale resoconto il focus si è spostato sulla fiducia dei cittadini nei confronti dei membri del Parlamento. Inevitabile, considerando che il 2009 ha visto scoppiare lo scandalo sui conti spese parlamentari gonfiati (cui sono seguite inchieste per corruzione, dimissioni ed espulsioni). Scandalo che è stato probabilmente il maggiore per impatto nell’era moderna inglese, e che si è aggiunto ad una situazione già piuttosto problematica (la crisi economica, gli interventi militari e le divisioni interne nel governo Brown).
Questo dossier è perciò il più importante tra quelli redatti, perché, come si legge nella stessa prefazione, viene pubblicato “dopo un orrendo anno per il Parlamento e appena prima di un’elezione generale”. Difatti gran parte dell’analisi è tarata su queste due fondamentali questioni: come lo scandalo abbia influito sul consenso e come la partecipazione pubblica, e in particolare l’affluenza alle urne, potrebbe risentirne.
In realtà, ed è forse il dato più sorprendente, non sembra che lo scandalo abbia avuto l’impatto che ci si aspettava nel creare disaffezione alla politica. Emblematico è che, mentre 7 persone su 10 abbiano dichiarato di aver discusso dello scandalo con le loro famiglie e gli amici, 3 su 10 non la intendano come discussione “politica”. Come fosse qualcosa di completamente avulso.
Sembra permanere quindi alla base una fondamentale stabilità sulla visione della politica. Il dato però è tutto meno che rassicurante, perché dipende dal fatto che i livelli di fiducia si assestavano su soglie basse già in partenza.
In prima battuta per cui si può affermare che l’impatto maggiore dello scandalo è stato l’aver confermato un generale scetticismo nei confronti della politica. E soprattutto, lo scarso potere di influenza della politica nella vita quotidiana delle persone, inversamente proporzionale al potere che hanno invece i media. Si è infatti ampliato a favore di questi ultimi il divario sulla percezione di come operino rispetto alle altre istituzioni. Su come i media relazionino in materia politica il pubblico è invece diviso (38% di soddisfazione, 38% di insoddisfazione, nonostante i molto insoddisfatti siano tre volte di più dei molto soddisfatti 14% contro 4%).
Nel rapporto vengono analizzati nell’ordine: i parametri più generali, la reazione allo scandalo, la percezione che i cittadini hanno nei confronti dei membri del parlamento e dei media, poi a seguire lo sviluppo dell’impegno politico (conoscenza, interesse, azione, partecipazione, sino all’attivismo online). Infine viene mappato il pubblico per genere, età, classi sociali, etnie, nazioni e seggi marginali.
Vediamo più nel dettaglio alcuni dati sui grafici, il cenno finale sarà sulle intenzioni di voto. (continua…)