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Oggi il primo dibattito televisivo della storia UK. Cosa cambierà?

15 aprile 2010

La locandina con cui SkyNews sta presentando il dibattito

Oggi, alle 20.30 locali, sulla rete commerciale ITV1, in diretta da Manchester e moderato da Alastair Stewart, andrà in onda il primo dibattito presidenziale televisivo della storia del Regno Unito. È un evento storico ma anche il primo dei tre dibattiti concordati tra i candidati alla presidenza dei tre principali partiti d’Oltremanica: il premier laburista Gordon Brown, il leader dei conservatori David Cameron e quello dei liberal-democratici, Nick Clegg. I due confronti successivi andranno in onda il 22 aprile su SkyNews e il 29 su BBC1. Gli opinionisti britannici non sembrano tuttavia eccessivamente attratti dall’evento ed anzi ne sono quasi infastiditi. All’immediata vigilia, sembra essere sostanzialmente una sola la domanda che impensierisce gli editorialisti di principali quotidiani e televisioni: i dibattiti avranno un qualche tipo di effetto sull’esito delle elezioni? Secondo la commentatrice politica di BBC News, Reeta Chakrabarti, gli effetti di una così importante novità nella campagna elettorale provocheranno conseguenze imprevedibili e di gran lunga più durevoli di un possibile spostamento di preferenze alle elezioni del 6 maggio prossimo. La giornalista osserva, a tal proposito, che sull’impatto del primo dibattito televisivo americano, quello tra Kennedy e Nixon nel 1960, si discute ancora oggi.

Considerata la portata di questa novità, ci si sarebbe aspettata una maggiore attenzione da parte dei quotidiani anglosassoni, i quali hanno invece dimostrato un interesse abbastanza scialbo. I commentatori politici dei vari Times, Guardian, Independent, sembrano preoccuparsi principalmente del fatto che i dibattiti potrebbero sviare l’interesse dei cittadini dalle tradizionali abitudini della campagna elettorale, spingendoli così a valutare unicamente le qualità carismatiche dei leader e non i programmi politici, nonché spingere i candidati a dedicare eccessive attenzioni ai confronti televisivi, magari sottraendo tempi e spazi alla campagna sul territorio. Hadley Freeman, sul Guardian del 14 aprile, si preoccupa essenzialmente di quanto noiosi potranno essere questi dibattiti, con uomini di mezz’età che si azzufferanno per propagandare i propri, già tediosi, manifestos. Che il dibattito possa essere acceso e combattuto come quelli americani è, infatti, altamente improbabile. Sono state stabilite ben 76 regole da rispettare rigidamente durante i confronti e poi non è un mistero che la discussione politica del Regno Unito è storicamente più bolsa di quella statunitense. Il fatto che non ci sia mai stato un dibattito televisivo prima d’ora non è quindi un caso. L’unico tentativo di mettere in piedi un confronto mediatico tra candidati leader fu’ nel 1997, quando Tony Blair aveva tutto l’interesse nel poter esporre al grande pubblico televisivo la sua idea, poi rivelatasi vincente, di New Labour. Lo sfidante, il primo ministro uscente John Mayor, dopo una timida iniziale disponibilità si tirò indietro e i partiti si accusarono reciprocamente di non voler stare ai patti convenuti, finendo così per boicottare il dibattito.

Se in quest’occasione si è giunti a un accordo, tra addirittura i tre principali partiti, è perché, come nota ancora Chakrabarti, vi è una straordinaria convergenza d’interessi affinché il dibattito ci sia. David Cameron è considerato avanti nei sondaggi, il che solitamente rappresenta per i candidati una discriminante alla possibilità di mettersi in gioco in un dibattito, in cui ci sarebbe tutto da perdere, ma il candidato conservatore ha la caparbietà di voler dimostrare agli elettori le proprie capacità di leader e presentarsi ai cittadini come “il nuovo che avanza”, opposto alle solite facce laburiste. Gordon Brown non ha invece nulla da perdere, deve sperare in una rimonta miracolosa per ribaltare i pronostici che lo danno nettamente sconfitto e quindi confida nella forza di un’innovazione, com’è un dibattito televisivo, per convincere gli elettori che lui e il partito laburista restano comunque più competenti e affidabili dei Tories. Nick Clegg è, d’altro canto, il più soddisfatto di tutti: mai un candidato dei Lib-Dem ha avuto un’opportunità così grossa di presentarsi ai cittadini sullo stesso piano dei candidati dei due partiti maggiori. Considerando che si tratta di una prima volta per tutti, Clegg è quello che ha più da guadagnare, perché, perlomeno televisivamente, partirà alla pari con i suoi rivali.

I giornali di oggi sono ovviamente colonizzati dai retroscena sui preparativi ai dibattiti, ma finora non era mai stata data loro troppa rilevanza. O meglio, se n’è parlato spesso, ma più in termini di elemento di disturbo ai classici canoni della campagna elettorale britannica che come innovazione in grado di scombussolare l’andamento della stessa. Le televisioni che trasmetteranno i dibattiti si comportano invece in maniera marcatamente differente tra di loro. ITV, che sulla propria rete ammiraglia trasmetterà il primo dibattito di stasera, ha iniziato a pubblicizzarlo solamente oggi. Perlomeno sul suo sito Internet. Inoltre sarà impossibile accedere alla diretta streaming per chi è residente fuori dal Regno Unito, un grosso limite, apparentemente inspiegabile. Fino a ieri vi era un’unica pagina dedicata all’evento, non facile da rintracciare, con poche informazioni e la sola possibilità di inviare domande via e-mail, che poi dovrebbero essere selezionate e poste ai candidati. Un servizio offerto anche da Sky e Bbc. La rete di proprietà di Murdoch dedica invece parecchie attenzioni al dibattito, presentato quasi come un incontro di wrestling tra i tre sfidanti. Sul sito c’è un’intera sezione dedicata all’evento del 22 aprile, con notizie, sondaggi e opinioni. SkyNews sta quindi tentando di vendere il dibattito per quello che molti opinionisti non condividono che sia: un grosso evento mediatico in grado di attirare molti più spettatori della media che abitualmente segue dibattiti politici in tv. Forti di questo convincimento, i giornalisti di Sky avevano addirittura sottoscritto, la scorsa estate, una petizione che invitava i leader a tenere un confronto unicamente sulla propria rete. Raccolsero solamente 15mila firme e rimasero inascoltati, fornendo tuttavia lo spunto all’idea dei tre dibattiti che andranno in scena adesso. BBC, infine, espletando a pieno i compiti di rete pubblica, garantisce non solo tutti i servizi offerti da SkyNews, ma anche un’analisi politica dell’evento e una retrospettiva storica su dove, come e quando le televisioni hanno influito sull’esito delle elezioni. Ci sono approfondimenti, analisi, articoli satirici e numerosi video, tra cui, ad esempio, uno che mostra come la Thatcher sapesse tenere testa ai propri intervistatori, a dimostrazione del fatto che una bella figura fatta in televisione può servire a catturare elettori. Sono inoltre presenti le interviste ai tre candidati, interrogati sul perché un dibattito televisivo può essere utile agli elettori.

In conclusione si può dire che i britannici fingono di non essere troppo interessati a questa importante novità, ma si stanno crogiolando nell’attesa di sapere come andrà a finire e di capire se ci saranno conseguenze sull’esito delle elezioni. Lo scetticismo mostrato dagli editorialisti è probabilmente dovuto al fatto che considerano i dibattiti televisivi un tentativo di emulazione della politica americana. Anche perché al confronto dei vari Obama, Clinton, Reagan, i seriosi politici inglesi rischiano di farci una mesta figura. Inoltre i dibattiti potrebbero contribuire a rafforzare il trend mondiale di personalizzazione della politica, distogliendo l’attenzione dei cittadini da quelli che sono i reali problemi del Paese. Davvero i britannici baderanno alla cravatta di Gordon Brown più che ai proclami di tagli al Welfare? Staremo a vedere.

Non aggiustate il vostro apparecchio…

8 marzo 2010

The Independent di mercoledì 3 marzo apriva con l’articolo  “Do not adjust your set”. “Non aggiustare il tuo apparecchio” è una frase che appariva sugli schermi televisivi inglesi, nei primi anni della loro diffusione, quando vi era un problema tecnico di trasmissione. Gli spettatori venivano così invitati a non manipolare o tentare di riparare il televisore, poiché il problema non dipendeva da loro. Il titolo fa’ riferimento a quella che è la più importante novità della prossima campagna elettorale britannica. Per la prima volta, nella storia delle elezioni  del Regno Unito, i candidati premier si sfideranno in un dibattito televisivo. E non solo uno ma ben tre. Gli spettatori sono quindi avvisati: “non aggiustate il vostro apparecchio, va tutto bene, stiamo davvero facendo come gli americani”.

Il primo dibattito sarà ospitato sul canale ITV1 e condotto dal giornalista Alaister Stewart; il secondo andrà in onda su Sky News e diretto dal capo-redattore politico Adam Boulton; il terzo su BBC1 avrà come moderatore David Dimbleby, veterano della tv pubblica inglese, che dal 1994 conduce il programma politico Question Time. I dibattiti andranno in onda nella fascia oraria tra le 20 e le 21.30, nei giorni 8, 15 e 22 Aprile. A parteciparvi saranno l’incumbent laburista Gordon Brown, il candidato conservatore David Cameron e quello Lib-Dem Nick Clegg. I tre partiti hanno raggiunto un accordo, formato da 76 punti, che stabilisce nei dettagli tutte le regole della competizione televisiva, anche, ad esempio, come deve essere truccato il pubblico in studio (proprio nel senso di make-up!). Sono stati già decisi anche i temi che dovranno essere dibattuti in ognuno dei tre incontri: nel primo si parlerà di politica interna e quindi di servizio sanitario nazionale, educazione, immigrazione, famiglia e fiducia nella politica; nel secondo di politica estera – Afghanistan, Iraq, Iran, terrorismo internazionale, Europa, Cina, global warming; nel terzo di economia – debito pubblico, tasse, pubblico servizio, recessione, banche, pensioni. Il tutto è stato organizzato sulla falsariga dei dibattiti presidenziali statunitensi.

Il commentatore politico dell’Independent Steve Richards teme che i dibattiti televisivi possano catalizzare completamente l’attenzione del pubblico, “ridimensionando il familiare rituale delle interviste”, e che gli stessi candidati potrebbero, di conseguenza, dedicare alla preparazione di essi una grossa fetta di tempo della campagna elettorale. Secondo Richards il maggior beneficiario di questa innovazione sarà il candidato Lib-Dem, Nick Clegg, che godrà di spazi e attenzioni che tutti i suoi predecessori avrebbero solo potuto sognare. Al contrario, Gordon Brown sarebbe preoccupato del fatto che gli impegni di Governo potrebbero sottrargli tempo utile alla preparazione della performance e quindi avvantaggiare i propri avversari. David Cameron invece, in quanto favorito per la vittoria finale, avrà la responsabilità di apparire credibile di fronte al pubblico e di acquisire quella gravitas necessaria a connotarlo come un possibile primo ministro affidabile. L’importanza di questa innovazione, e la rilevanza che avrà per gli spettatori-cittadini, dovrà inevitabilmente spingerci ad allargare le nostre indagini all’analisi della comunicazione dei candidati e dei partiti prima, durante e tra i dibattiti.


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