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A Future Fair For All

31 marzo 2010

Un futuro giusto per tutti con la promessa di un cambiamento in coerenza con ciò che il governo laburista ha prodotto finora, è questo il tema che il Primo Ministro in carica spiega davanti ad una gremita platea alla Warwick University il 20 Febbraio scorso, aprendo così la campagna elettorale che vedrà un confronto diretto con i Conservatori di Cameron il 6 maggio prossimo.

Sicuro di sé, formale e incisivo, Brown si accattiva il pubblico con battute di spirito e soprattutto con un discorso che va a toccare tutti i punti programmatici che nei prossimi mesi i Labour dovranno declinare per far fronte alla minaccia conservatrice. Proprio per smentire le accuse di David Cameron sulla staticità del governo, Mr. Gordon punta moltissimo sul cambiamento che una sua rielezione porterebbe al Paese: the change we see – the change we choose”. Si parla dunque del cambiamento che i laburisti hanno portato con la loro storica elezione nel 1997, la costruzione di nuove scuole, ospedali, l’attuazione delle riforme e la costruzione di un welfare state, ma soprattutto un cambiamento che la Gran Bretagna ha scelto di fare quella volta e che, si spera, confermerà alle prossime elezioni.

Sì, perché secondo Brown, solo il partito laburista è in grado di risollevare il Paese dalla crisi economica. La via da percorrere sarà difficile, ma il Primo Ministro non sembra aver dubbi sul fatto che solo attraverso un grande lavoro di squadra che garantisca i diritti dei tanti e non dei pochi, si possa arrivare a un futuro veramente fair e for all.

Forte della sua pluriennale esperienza come Ministro dell’Economia, riesce ad assicurarsi questa issue ownership discreditando le promesse lanciate dai Conservatori, invitando a rivalutare le proposte dei Labour e a prendere le distanze dagli altri -Take a second look at us  and take a long hard look at them. Questo perché, innanzitutto la ricetta conservatrice contro la crisi sarà farcita di tagli e di licenziamenti ma soprattutto, anche se hanno cercato di cambiare il loro aspetto, sono sempre gli stessi di 13 anni fa, e dunque “How can they be the party of change, when they haven’t even changed themselves?”.

La strategia di Brown appare dunque chiara ma complessa da mettere in pratica: da un lato cerca di mettere in mostra un bilancio di governo positivo poiché è l’incumbent di questa campagna (e 13 anni di Labour non possono essere nascosti), ma dall’altro lato cerca di proporsi come novità e cambiamento per smarcarsi dagli errori che il governo Blair ha commesso negli anni precedenti e quindi per proporsi come nuova e stabile alternativa in piena competizione contro il suo giovane e inesperto sfidante.

Un incumbent dimezzato, direbbero gli esperti di comunicazione politica, che ricorda Al Gore nelle elezioni in America del 2000, quando non riuscì a battere George Bush poiché non fu in grado di far passare un messaggio di cambiamento e contemporaneamente di continuità con l’amministrazione precedente.

Gordon Brown conclude parlando in prima persona della propria esperienza. Sa di non essere perfetto ma sa da dove viene: lui, come tante altre famiglie, appartiene alla mainstream inglese e non all’élite, e crede nella ricetta laburista della cosiddetta “terza via” cioè quella per cui il mercato capitalistico rimane in funzione dell’infrastruttura pubblica, e non il contrario. Consapevole di essere in svantaggio nei sondaggi e sapendo che sarà dura la rimonta, invita a non perdere la speranza e, facendo appello alla nazione, termina dicendo che un futuro più giusto è possibile e sta solo a noi costruirlo.

Francesca Rossi, Ilaria Nardone

David Cameron: Taking on vested interests

23 marzo 2010

Tono calmo e pacato, gesti illustrativi, come un professore che spiega ai suoi alunni la cosa più scontata del mondo, così si presenta Cameron in questo video. Ed effettivamente per David Cameron, leader del partito Conservatore, scegliere il cambiamento è qualcosa che dovrebbe apparire chiaro e scontato agli elettori inglesi.

Nel suo discorso del 20 Marzo, in piena campagna elettorale, il candidato Tory pronuncia delle parole che difficilmente verrebbero associate ad un “conservatore”.

L’uomo che ha promesso di cambiare il suo partito, prima ancora che il suo paese, sembra dunque essere riuscito nel suo intento. Ed è così che lo sentiamo parlare di abolizione dei privilegi di classe, di quelli che lui chiama “diritti acquisiti”, un discorso che ad un primo impatto sembrerebbe mancare di policy issues, ricco com’è di tematiche valoriali, ma che arriva a conclusione concrete e degne della sinistra più radicale (“Scrapping Parliamentary subsidies. Cutting the number of Mps. Cutting the number of ministerial cars. Cutting and freezing ministerial pay. Full transparency over expenses. Closing the final salary pension scheme”, fino ad arrivare alla tassazione delle banche britanniche). In realtà si tratta solo di una parvenza di cambiamento, quello che si nasconde dietro cotanto buonismo, è il vecchio neo-liberismo thatcheriano.

Ma proviamo ad analizzare meglio il discorso facendoci aiutare da un tag cloud.

La parola più utilizzata è “people” che sta ad indicare la contrapposizione, esplicitata all’interno del discorso, “people against the powerful” (con “powerful” si fa riferimento ai sindacati, quindi la contrapposizione sarebbe quella tra la tutela dei diritti di tutti e la tutela degli interessi di categoria). Cameron si schiera al fianco delle persone, essere un leader politico significa “standing up for the people”. Molto utilizzate sono ovviamente le parole “vested interest”, tema centrale dell’intero discorso, e il termine “change”, che richiama il tema che regge tutta la sua campagna elettorale.

Spicca la contrapposizione governo Thatcher-governo Brown, che evidenzia la scelta comunicativa di nominare il principale esponente del partito avversario (Gordon Brown viene citato ben cinque volte). In questo modo Cameron lega il suo discorso alla nuova tornata di manifesti, in cui è stata scelta una strategia più aggressiva nei confronti del suo “nemico” principale.

Altro tratto caratteristico di questo discorso è l’uso della ripetizione, la prima metà del discorso segue infatti una struttura fissa: nella parte dedicata alle gesta di Margaret Thatcher, per tre volte viene riportato alla mente degli elettori un problema passato, a questo segue la formula “So she took them on”, viene quindi spiegato cosa ha fatto la Thatcher per risolverlo e poi segue un’altra formula “Vested interests broken – people empowered”, questa parte si conclude con l’affermazione positiva “Real change happened”. A questa prima parte viene subito contrapposto un passo dedicato alla figura di Brown. Ciò che colpisce è l’elevato numero di volte con cui viene usata la parola più negativa di tutte: “no”. Si compara il cambiamento e la politica del fare del governo conservatore con la politica statica di quello britannico, che lascia trionfare i privilegi dei baroni, “The vested interests triumphed and the people lost out”.

Il discorso di Cameron, basato sul cambiamento, sia inteso come cambiamento nel paese, che come dinamismo all’interno dello stesso discorso (si passa dai conservatori, ai laburisti per tornare ancora ai conservatori, ma questa volta proiettati verso il futuro), ha sicuramente lo scopo di mobilitare la base del partito richiamando i tempi gloriosi della Dama di Ferro, ma anche quello di convertire la base avversaria. Il discorso, infatti, si lega bene alla campagna “Never voted Tory before, but” , non solo perché mostra pregi dell’uno e difetti dell’altro, ma anche perché si allarga fino a toccare issues care ai laburisti. Non starà rischiando troppo Cameron andando a “rovistare” tra i temi posseduti dai suoi avversari?


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