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SCOMMETTIAMO CHE…

19 marzo 2010

Com’è risaputo, la Gran Bretagna, tra le tante cose, è indubbiamente riconosciuta come patria delle scommesse e degli scommettitori; infatti oltremanica si è soliti scommettere pressoché su qualsiasi cosa e la battaglia politica non fa certo eccezione. Tra i tanti siti disponibili, Politicalbetting.com offre una vastissima gamma di scommesse legate alle prossime imminenti elezioni generali. Ce n’è davvero per tutti i gusti: chi vincerà le elezioni, numero di seggi conquistati da ciascun partito, seggi in bilico e così via.

Analizzando (da neofita s’intenda) le varie quote ciò che di più interessante emerge non è tanto capire quale partito uscirà vincitore, secondo i bookmakers, dalla prossima tornata elettorale, quanto piuttosto il numero dei seggi  che i singoli partiti otterranno secondo le case di scommesse che, secondo alcuni, fanno previsioni ben più accurate di qualsiasi sondaggio (sapete com’è, quando in ballo ci sono i soldi …).

Detto questo, passiamo al dettaglio: le dodici case di scommesse prese in considerazione quotano la vittoria (ovviamente in termini di maggioranza relativa sul totale dei consensi) dei conservatori tra un minimo di 1.08 ed un massimo di 1.19 (per ogni sterlina scommessa se ne vincono potenzialmente da 1.08 a 1.19 £). Ciò significa che i conservatori sono destinati ad una vittoria pressoché certa (per fare un paragone calcistico, a quote così basse sono date le capolista dei maggiori tornei europei quando giocano in casa contro l’ultima in classifica). La vittoria laburista è data ad un minimo di 4.5 fino ad un massimo di 5.4; tutto sommato l’ipotesi di una rimonta di Brown non appare così improbabile secondo i bookmakers. Infine i liberal – democratici che sono quotati a oltre 65.

Come anticipato, ciò che invece risulta più interessante sono le quote assegnate alla conquista dei seggi nella House of Commons, e qui le previsioni si fanno decisamente più complesse.

In generale, sono sempre i conservatori ad avere i favori dei pronostici, tuttavia, il dato più eclatante emerge dal fatto che, sempre secondo i bookmakers, l’ipotesi che i conservatori ottengano meno di 324 seggi (ovvero la soglia della maggioranza parlamentare) viene quotata molto bassa (cioè probabile), addirittura a 1 contro 2.3. Un’altra quotazione bassa viene data per un numero di seggi conservatori compreso tra 325 e 349, cioè una maggioranza molto risicata; tale ipotesi infatti è data a 3.4.

Veniamo ora alle quote assegnate agli altri partiti: ai laburisti è assegnata la quota più bassa per un risultato compreso tra 200 e 224 seggi (4 a 1) e, staccato di poco, lo scenario che li vedrebbe conquistare tra i 225 ed i 249 seggi (quotato a 4.33); mentre l’ipotesi che questi ottengano la maggioranza assoluta ai Comuni è decisamente remota e viene data a 1 contro 17.

Liberal – democratici: in questo caso le quote ricalcano i sondaggi e l’ipotesi più probabile è che il partito di Clegg conquisti tra i 50 ed i 59 seggi (3.25) molto buona è anche la quota che li vede sfondare il tetto dei 70 seggi: 4.5.

Da tutto ciò emergono alcune considerazioni di fondo; secondo i bookmakers infatti lo scenario post elettorale più probabile è il seguente: dalle elezioni, che vedranno una supremazia conservatrice in termini di voti, non uscirà una chiara maggioranza parlamentare monocolore. In una probabile situazione di Hung Parliament, l’ago della bilancia saranno i liberal – democratici, i quali miglioreranno il risultato del 2005. Il loro leader, Clegg, simpatizza per i conservatori, mentre la base del partito ed il programma elettorale spingerebbero verso un accordo coi laburisti, ricalcando il lib – lab Pact del 1976 – ’79 del governo Callaghan. Tuttavia sarà molto più facile che la spunti Clegg in quanto i numeri favorirebbero un’alleanza con Cameron. Ai conservatori mancherebbero infatti una manciata di seggi (nell’ordine di una decina) per superare la soglia dei 325 necessari a formare il governo, mentre per poter formare un governo bipartitico laburista e liberal – democratico sarebbe necessario che si verificassero due condizioni non così probabili: ovvero che i laburisti ottengano un discreto numero di seggi, diciamo attorno ai 300 (quotato a 9), e che i liberal – democratici si attestino attorno alla cinquantina e oltre (4). Tutto ciò è decisamente improbabile, soprattutto combinando l’esito delle due quote (9 moltiplicato per 4, questa ipotesi sarebbe quotata a 36).

Il responso dato dal gioco d’azzardo? David Cameron prossimo Primo Ministro.

Una remota eventualità. Ancora sulle distorsioni del sistema uk.

15 marzo 2010

Così come si evince da questi ultimi nostri interventi, attualmente si sono fatte varie ipotesi, più o meno realistiche, sull’esito del voto del prossimo 6 maggio. Chi sostiene una vittoria (più o meno ampia) dei conservatori guidati da Cameron, chi invece crede in una rimonta eroica dei laburisti e di Brown, chi infine si concentra sul partito di Clegg, i liberal – democratici, come ago della bilancia in  una situazione di Hung Parliament che renda possibile o necessario un governo bipartitico (sarebbe il secondo caso della storia britannica dopo Callaghan).

In realtà, il sistema elettorale maggioritario uninominale a turno unico che vige in Gran Bretagna per il rinnovo della House of Commons prevede anche una quarta, rarissima, possibilità come esito del voto. E cioè che chi vinca in realtà perda e viceversa. Ovvero, che il partito che vince le elezioni sia minoritario in parlamento e che il partito che le elezioni le ha perse ottenga, per effetto delle forti distorsioni del sistema, la maggioranza dei seggi ai comuni. Nella storia britannica ciò è accaduto solo una volta, nell’immediato dopoguerra. Alle elezioni del 1951 infatti, il partito laburista ottenne il 48,8% dei consensi, staccando di pochissimo i conservatori, fermi al 48,0%. Ma il computo dei collegi ribaltò lo scenario assegnando il 51,4 dei seggi ai conservatori mentre i laburisti ne ottennero il 47,2%; il governo lo formò Churchill (2) che restò in carica per tutta la legislatura. Ovviamente, affinché possa verificarsi nuovamente una simile circostanza sono necessarie alcune condizioni di base: uno scarto molto ridotto di voti tra i due contendenti ed un limitato consenso per le formazioni minori. Attualmente la seconda condizione verrebbe a mancare (i sondaggi assegnano infatti ai lib-dems almeno il 15%, senza considerare il ruolo delle formazioni locali) tuttavia non è da escludere un forte travaso di voti dei sostenitori liberal democratici nei confronti dei due partiti maggiori, soprattutto nei collegi in bilico tra conservatori e laburisti in cui il partito di Clegg non ha voce in capitolo.

Post scriptum: i sondaggi di questa prima metà di marzo (si veda il sito http://ukpollingreport.co.uk/blog/voting-intention) continuano a segnalare il trend positivo di Gordon Brown e del partito laburista che, su base mensile, recupera l’1,08% dei consensi mentre tutti gli altri subiscono leggere flessioni (conservatori – 0,74% rispetto al mese di febbraio 2010, lib-dems – 0,92%). Al fine dunque di farsi una idea credibile sugli esiti del voto saranno determinanti le rilevazioni di queste prossime settimane: se infatti dovesse proseguire il trend positivo dei laburisti nei confronti dei conservatori, sarà lecito aspettarsi una battaglia veramente aperta, se invece le rilevazioni continuassero a registrare un distacco superiore ai 3 punti percentuali (margine di errore naturale) allora molto probabilmente Cameron avrà i pronostici dalla sua.


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