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Le differenti visioni della stampa italiana sulle elezioni inglesi; per la Repubblica Brown può ancora giocarsi le sue carte, mentre per il sole 24 ore i Tories sono in netto vantaggio.

11 aprile 2010

Manca meno di un mese alle elzioni generali inglesi e, da qualche giorno, anche i media italiani si interessano a ciò che accade oltremanica. Su La Repubblica (edizione cartacea, pag 33) del 10 aprile, compare un interessante articolo di Timothy Garton Ash dal titolo Perchè i tories non parlano di Europa. L’articolo si focalizza sulle infondate paure dei Tories e dell’elettorato conservatore nei confronti delle istituzioni europee. Che i britannici in generale non vedano di buon occhio quel che accade sul continente è dimostrato, da ultimo, dalle recenti affermazioni di partiti nazionalisti ed indipendentisti, come ad esempio il BNP e lo UKIP, i quali hanno ottenuto degli ottimi risultati alle elezioni europee dello scorso anno. Tuttavia, in questo particolare momento di crisi, le istituzioni comunitarie si stanno rivelando fondamentali, e sicuramente il tema Europa avrà notevole importanza in questo ultimo stralcio di campagna elettorale, tanto che Ash sostiene che i conservatori stiano facendo il doppio gioco per ottenere consensi in campagna elettorale:

“il ministro degli esteri ombra conservatore William Hague […] non ammette il calcolo elettorale, ma è palese. Parlare dell’Europa è l’ultima cosa che i conservatori vogliono fare in questa elezione, è già costato voti in passato.”

I laburisti invece, proprio a causa di queste ambivalenze conservatrici su un tema così importante, vogliono parlare di Europa ed infatti,

“il laburista David Milliband […] critica i Tories per essersi alleati al parlamento europeo con «gente con cui non avrebbero nulla a che spartire in Gran Bretagna».”

In sintesi dunque, il pensiero di Ash si concentra su quella che dovebbe essere la issue principale su cui i laburisti dovrebbero concentrarsi in questa ultima fase della campagna elettorale per recuperare consensi, aggredendo la politica euroscettica dei conservatori.

Di parere opposto, l’analisi che compare oggi sul il sole 24 ore, edizione on line – 11 aprile, in cui Leonardo Maisano assegna a Cameron il primo round di questa campagna elettorale lampo, in attesa del primo confronto televisivo, previsto per il 15 aprile. Maisano sostiene che i conservatori si stiano muovendo meglio dei laburisti, soprattutto sul tema delle riforme fiscali, altro tema centrale in periodo di crisi, che invece stanno facendo autogol proponendo innalzamento delle imposte per la high class, mossa certamente autolesionista a meno di un mese dalle consultazioni.

Tuttavia, sempre per Maisano, è difficile parlare di vita facile per conservatori; infatti questi, pur vincendo le elezioni avranno vita dura in un parlamento piuttosto equilibrato (anche se non “strozzato” come nel caso, sempre meno probabile di Hung Parliament)

“Si calcola che per garantire una vittoria tranquilla all’opposizione il margine dei Tory debba essere attorno al 10% e che si debba concentrare nei cosiddetti seggi marginali dove il gap fra i due maggiori partiti è strettissimo. A parere di Peter Kellner dell’istituto di ricerca YouGov che per primo, a fine marzo, aveva indicato il ritorno laburista, l’andamento di questa settimana, lascia prevedere una vittoria dei conservatori con un margine risicatissimo, ma sufficiente per governare. La pensano così anche Icm, Populus, ComRes. Ipsos Mori crede invece che la vittoria dei Tory non sarà sufficiente per consentire a Cameron di guidare l’esecutivo da solo.”

Al di là della differente “partigianeria” di queste due testate, ciò che di significativo emerge è che le prossime settimane di campagna e soprattutto i tre dibattiti televisivi, giocheranno un ruolo fondamentale nell’orientare le scelte dell’elettorato anglosassone.

What Britain wants

27 marzo 2010

Le prossime elezioni generali per il rinnovo della House of Commons rappresentano certamente un unicum rispetto al trend delle campagne elettorali (sia per quel che riguarda il Regno Unito sia per la maggior parte delle nazioni occidentali) degli ultimi decenni. In netta contraddizione rispetto alle tendenze del nostro tempo, la campagna elettorale britannica del 2010 ha come protagonisti principali i contenuti e non gli spot (anche se questi ultimi mantengono giocoforza un ruolo centrale nella comunicazione politica). Certamente ciò è anche dovuto al fatto che la proporzione colossale della crisi economica mondiale, particolarmente sentita oltremanica, pretende risposte concrete; tuttavia Brown, Cameron e Clegg, i leader dei tre partiti maggiori, comunicano attraverso temi concreti anche per le materie che esulano dal discorso prettamente economico.

Per questo motivo risulta interessante capire ciò che sta a cuore ai cittadini britannici, quali siano cioè le questioni sulle quali gli elettori, e soprattutto quelli più indecisi, si concentrino prima di decidere per chi votare.  A tal proposito, l’indagine condotta dall’istituto di ricerca Eurobarometer – Public Opinion in the European Union (indagine Eb72 dell’autunno 2009) analizza alcune tematiche di particolare interesse; nello specifico, 5 sono i quesiti di maggior rilievo:

  • QA 2.1; How would you judge the current situation of the national economy?
EU 27 UK
Eb72 Eb72 – Eb 71 Eb72 Eb72 – Eb 71
Total “good” 23% +3 26% +8
Total “bad” 75% -3 72% -7
Don’t know 2% = 2% -1
  • QA 4.2; What are your expectations for the next 12 months: will the next 12 months be better, worse or the same, when it comes to the economic situation in our country?
EU 27 UK
Eb72 Eb72 – Eb 71 Eb72 Eb72 – Eb 71
Better 28% +3 42% +7
Worse 31% -3 20% -6
Same 37% +1 34% =
Don’t know 4% -1 4% -1
  • QA 5; What do you think are the two most important issues facing our country at the moment?

Unemployment (EU27: 51%, UK: 38%); Economic situation (EU27: 40%, UK: 28%); Crime (EU27: 19%, UK: 36%); Immigration (EU27: 9%, UK: 29%).

  • QA 7; Generally speaking, do you think that our country’s membership of the European union is …?
EU 27 UK
Eb72 Eb72 – Eb 71 Eb72 Eb72 – Eb 71
A good thing 53% = 30% +2
A bad thing 15% = 30% -2
Neither good nor bad 28% = 34% +2
Don’t know 4% = 6% -2
  • QA 8; Taking everything into account, would you say that our country has on balance benefited or not from being a member of the European Union?
EU 27 UK
Eb72 Eb72 – Eb 71 Eb72 Eb72 – Eb 71
Benefited 57% +1 36% +2
Not benefited 31% = 49% -1
Don’t know 12% -1 15% -1

Dall’analisi di queste prime rilevazioni emergono alcune considerazioni di fondo: i britannici, allo stesso modo del resto degli europei, descrivono quella attuale come una situazione cupa, dal punto di vista dell’economia; tuttavia entrambi sono convinti che il peggio sia passato e che i prossimi mesi saranno o di stagnazione o di (leggera) ripresa. Un ottimismo velato ma che ottimismo rimane. Anche il terzo quesito individua nell’economia la fonte di maggiore preoccupazione sia per i cittadini comunitari sia per i sudditi di Sua Maestà; per quel che concerne questi ultimi essi sono maggiormente preoccupati, nell’ordine, dell’aumento del tasso di disoccupazione, della crisi economica nel suo complesso, di criminalità e di immigrazione; quest’ultimo è un tema sentito da una fetta consistente della popolazione e, molto probabilmente a ciò si deve il successo del British National Party, il partito nazionalista britannico – razzista e xenofobo, il quale ha ottenuto un notevole successo alle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo dello scorso giugno 2009.

Le ultime due rilevazioni prese in considerazione riguardano invece le tematiche comunitarie ed il rapporto con le istituzioni continentali. Gli inglesi, come è risaputo, sono diffidenti nei confronti dell’Unione Europea e questa affermazione ne esce rafforzata soprattutto nel confronto con i risultati del sondaggio per quel che riguarda la Comunità nel suo complesso. Infatti, solo il 36% dei cittadini d’oltremanica è convinto che l’adesione all’UE abbia portato benefici al Regno Unito (contro un 57% di continentali che anno risposto positivamente allo stesso quesito) e, ancora meno, ovvero un misero 30%, è convinto del fatto che la partecipazione del Regno Unito all’Unione sia un fatto positivo, contro un 30% convinto che la cosa sia assolutamente negativa ed un 34% che sostiene che questa non sia né positiva né negativa. Per inciso, la maggioranza assoluta degli intervistati (53%) nel resto dei Paesi membri è invece convinto che la partecipazione del proprio stato alle istituzioni comunitarie sia una cosa buona.

Queste considerazioni di fondo saranno certamente importanti per i due partiti maggiori, i Conservatori di Cameron ed i Laburisti di Brown, soprattutto nella fattispecie, sempre meno remota, di un Parlamento senza maggioranza. I due partiti che si contendono la vittoria dovranno perciò sforzarsi di attrarre quanti più elettori indecisi a votare per loro e, cosa non secondaria, dovranno puntare sul c.d. tactical vote, ossia quello che, recentemente, in Italia è stato chiamato il voto utile, nei confronti degli elettori liberaldemocratici all’interno dei collegi in bilico. Convincere questi “elettori mediani” a votare per l’uno o per l’altro partito dei due maggiori nei collegi in bilico, sarà indubbiamente la chiave di volta della strategia che porta al n° 10 di Downing Street.


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