I conservatori hanno vinto, anzi non hanno vinto. I laburisti, come previsto, hanno perso, ma poteva andare peggio. I liberaldemocratici hanno perso eppure sono gli unici vincitori morali di queste elezioni. Ecco, ad una settimana dal voto, quel che si può dire, in poche parole, in merito alle elezioni generali del Regno Unito del 2010. I conservatori guidati da David Cameron sono il maggior partito ai Comuni ma non ottengono la maggioranza assoluta di 326 deputati (si fermano a 306 – 36,1%); i laburisti del Primo Ministro uscente Gordon Brown hanno perso, dopo 13 anni, la guida del paese e conquistano 258 seggi (29%); mentre Clegg non riesce a far decollare i liberaldemocratici i quali, pur ottenendo il 23% del voto popolare, conquistano solo 58 seggi. Tuttavia, al termine di una settimana di colloqui concitati, sono proprio questi ultimi 58 parlamentari liberaldemocratici a risultare decisivi per la formazione di un governo pluripartitico (l’ultimo era stato quello di Churchill in tempo di guerra). Alla fine Cameron e Clegg hanno smussato gli angoli ed hanno trovato l’accordo per formare un gabinetto che, oltre al leader, includa altri 4 liberaldemocratici.
L’altro ieri, l’11 maggio, in rapida successione le dimissioni del premier uscente, Gordon Brown; l’incarico della regina al premier in pectore, David Cameron, il quale ha fatto rapido ingresso al n° 10 di Downing street ; ed infine l’ufficializzazione di Nick Clegg quale vice Primo Ministro. Quest’ultimo, tra le altre cose, è riuscito a spuntarla su riforma elettorale in senso proporzionale (si farà un referendum) e sulla rinuncia, da parte di Cameron, ad una importantissima prerogativa regia quale l’arbitraria decisione, di norma spettante al Primo Ministro, sulla data nella quale indire le elezioni, che solitamente si tengono quando questi lo ritenga più opportuno per la sua parte politica. La prossima tornata elettorale, salvo sorprese, è infatti fissata per il primo giovedì di maggio del 2015.
Il partito laburista ne esce sconfitto, ma la debacle elettorale sarà senza dubbio vissuta come forza che allo stesso tempo distrugge e ricrea. Le dimissioni di Brown aprono la strada alla nuova e giovane classe dirigente progressista e, più in generale, ad un ripensamento globale delle linee guida del partito. Il più quotato successore dell’ex premier scozzese appare, al momento, David Miliband, quarantacinquenne, ma non sono da escludere le candidature del fratello, Edward, o di qualche altro giovane rampollo laburista. Per la sinistra britannica, a conti fatti, la sconfitta pare meno dolorosa del previsto. Cameron è stato costretto ad un governo di coalizione ed oltretutto lo ha dovuto formare con un partito, quello liberaldemocratico, non proprio vicinissimo alle posizioni conservatrici. Si prospettano perciò cinque anni di mediazioni e trattative all’interno di un esecutivo oggettivamente instabile (relativamente all’esperienza di governo britannico) che gode di una maggioranza non esigua ma nemmeno poi così tanto ampia (364 seggi). È perciò assai probabile che la legislatura si concluda anticipatamente e che, passata la crisi, gli elettori saranno presto richiamati alle urne. All’interno di uno scenario in cui il labour è minoranza si tratta quasi di una manna dal cielo: se infatti i conservatori avessero ottenuto la maggioranza assoluta si sarebbe aperto un ciclo simile a quello della Thatcher o di Blair, ovvero di un lungo periodo in cui è il medesimo partito a vincere più elezioni in serie. Cameron invece sarà costretto a rivedere e/o abbandonare alcuni dei punti chiave del suo manifesto elettorale e questo scontenterà parecchi elettori che gli hanno concesso fiducia il 6 maggio scorso. Sul fronte liberaldemocratico si è visto che nemmeno un leader giovane e preparato come Clegg riesce a scalfire la ripartizione dei seggi fortemente sbilanciata in favore dei due partiti maggiori (conservatori e laburisti) e nemmeno una riforma in senso proporzionale (voto alternativo) cambierà nei fatti il sistema.
In conclusione, sempre all’interno di un ragionamento che parta da una posizione in cui la sinistra è minoranza parlamentare, per il labour queste sono le premesse migliori per tornare competitivo alle prossime elezioni e tentare di tornare al governo.
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20 maggio 2010 alle 18:45 |
[...] via http://codicepuk.wordpress.com/2010/05/13/chi-ha-vinto-e-chi-ha-perso-uno-sguardo-al-futuro-del-labo… Posted by admin on maggio 20th, 2010 Tags: Estero, Inghilterra Share | [...]