A certificazione della convincente prova di Nick Clegg nel primo dibattito televisivo ci sono già i primi numeri: all’indomani del primo confronto infatti, i sondaggi sembrano impazziti. Nel giro di due giorni, 16 e 17 aprile, il sito Uk Polling Report pubblica 4 sondaggi (due di YouGov/Sun, uno di BPIX/Mail on Sunday e un altro commissionato da ComRes/Ind on Sun/S. Mirror) che vanno decisamente in controtendenza rispetto al precedente andamento delle intenzioni di voto.
| date | Con | Lab | LDem | Con Lead | |
| YouGov/Sunday Times | 17/4 | 33 | 30 | 29 | 3 |
| BPIX/Mail on Sunday | 17/4 | 31 | 28 | 32 | -1 |
| ComRes/Ind on Sun/S. Mirror | 17/4 | 31 | 27 | 29 | 2 |
| YouGov/Sun | 16/4 | 33 | 28 | 30 | 3 |
Tutte e quattro le rilevazioni segnano un testa a testa tra le tre formazioni e, addirittura, ComRes/Ind on Sun/S. Mirror segnala un vantaggio liberaldemocratico. Ovviamente su queste rilevazioni, immediatamente successive il primo, storico, dibattito televisivo, ha influito notevolmente l’ottima performance di Clegg, costruita su una strategia comunicativa estremamente efficace. Nonostante, a livello ufficiale, la campagna elettorale per le elezioni generali del 2010 sia iniziata da poche settimane, in realtà lo scontro Brown – Cameron va avanti da parecchi mesi e, fino a pochi giorni fa, Clegg era da tutti considerato un outsider, una preda per i due partiti maggiori alla disperata ricerca di voti e seggi da strappare ai liberaldemocratici per ottenere la maggioranza necessaria a governare. Mentre Brown e Cameron sono arrivati all’appuntamento tv stanchi, già logori da mesi di campagna elettorale, il leader liberaldemocratico è apparso come la vera novità del palcoscenico politico britannico. Egli infatti è sembrato più giovane, più fresco, promotore di un’alternativa politica vera e credibile. Cameron e Brown hanno giocato su posizioni assai prevedibili e lo stesso Clegg ha più volte rimarcato, nel corso del dibattito, come i due fossero in realtà la stessa cosa. Inoltre, mentre i due erano impegnati in vari battibecchi e lunghe discussioni, Clegg è apparso disinvolto e a totale agio di fronte alle telecamere, riuscendo a colpire per il suo linguaggio che, a differenza di quelli complessi dei leader dei conservatori e dei laburisti, era strutturato in slogan e frasi semplici ed efficaci. Il leader moderato, non è mai apparso innervosito, alterato e non ha mai nemmeno alzato la voce o sovrastato l’avversario, dando in questo modo un’immagine decisa e rassicurante.
A questo punto la partita è davvero apertissima. Se le cifre sono, più o meno, quelle dei sondaggi, ogni previsione ha margini di errore amplissimi. Con tre partiti, tutti più o meno al 30% fare qualsiasi tipo di calcolo è assolutamente privo di senso. Tuttavia va segnalato che quello che viene recuperato dai liberaldemocratici corrisponde a ciò che i conservatori perdono, mentre i laburisti sono grossomodo stabili. Se i prossimi dibattiti televisivi e lo sviluppo finale della campagna elettorale continueranno a segnare questo exploit di Clegg, ogni scenario assume una certa credibilità: ogni formazione è legittimamente accreditata di vittoria (molto realisticamente in termini relativi) e l’ipotesi di Hung Parliament torna di attualità.
Se questo dovesse essere lo scenario, tutti si concentreranno a convincere gli indecisi e gli astenuti, nella speranza di recuperare quei pochi punti percentuali che consentirebbero il diritto a formare un governo.
Tuttavia, l’operazione di persuasione degli indecisi, non è certamente una delle operazioni più facili, dato anche l’esiguo tempo ancora a disposizione prime delle elezioni. Inoltre, come ha recentemente scritto Ilvo Diamanti su la Repubblica, gli indecisi e gli astenuti non formano un blocco monolitico di elettorato, ma le ragioni che spingono al non voto sono molteplici:
“Tuttavia, è difficile ricondurre quelli che non votano ad «un» partito, visto che sommano componenti molto diverse e contrastanti. Vi si incontrano: (a) quelli che non votano per forza maggiore; (b) le persone marginali – apatiche e disinteressate; (c) quelli che esprimono protesta contro il sistema; (d) quelli che non si sentono rappresentati; (e) quelli che al contrario, si fidano, chiunque vinca; (f) quelli convinti che il loro voto non conti; (g) quelli che, invece, intendono usare il voto come «ammonimento» ai partiti – soprattutto di governo.”
Detto questo si evince che la massa di indecisi o non votanti sia decisamente eterogenea, ed ogni strategia elettorale va in direzione di alcuni e in direzione contraria rispetto ad altri. Conquistare in blocco l’area degli indecisi è pressoché impossibile e perciò è lecito aspettarsi che laburisti, conservatori e liberaldemocratici proporranno tre differenti ricette per accaparrarsi quanti più voti indecisi da qui al 6 maggio.
Quel che è certo è che ormai nulla è più prevedibile in questa campagna elettorale e che, all’indomani delle elezioni, qualsiasi dovesse essere il responso delle urne, si tratterà di una giornata storica; infatti ogni scenario avrebbe dell’incredibile: se a vincere dovesse essere Cameron i Tory tornerebbero al governo dopo 13 anni di New Labour, se a prevalere fosse Brown saremmo di fronte ad una incredibile rimonta, se vincesse Clegg i liberaldemocratici tornerebbero a vincere le elezioni dai tempi di David Lloyd George (1916 – 1922), mentre il caso di Hung Parliament sarebbe il secondo della storia (il primo e unico nel 1974).
Etichette: Brown, Cameron, Clegg, dibattito, elezioni generali, Hung Parliament, la repubblica, Sondaggi, uk polling report
26 aprile 2010 alle 11:30 |
[...] contrariamente a quanto avvenuto nei giorni successivi il primo confronto ( si veda il post Tra i due litiganti …), segnalano una situazione favorevole, seppur di poco, a David Cameron ed al partito [...]